domenica 29 aprile 2007

topos capitolino

Kant: "porre in forma"
nella piazza del campidoglio il tabularium è sempre stato un elemento di certezza all'interno del foro, così come il monumento a vittorio emanuele si pone come fondale indiscutibile di piazza venezia, privo di incertezze e di frammentazioni.

Schelling: "porre in gioco"
in realtà...non è sempre tutto certo.
il topos capitolino è sempre stato attribuito al michelangelo, quando questi invece non lo pensò mai così nella sua testa, opponendocisi fino alla morte.
le sole cose certe che voleva fossero parte di questo progetto erano la scalinata a doppia rampa del tabularium ed il basamento della statua del marco aurelio (che oltretutto non avrebbe mai messo in questa piazza e men che meno al centro).
ma siamo nel periodo della controriforma ed il progetto di michelangelo doveva diventare il modello di tutte le piazze che sarebbero state progettate in seguito, falsando completamente la sua idea originaria, che mai ci è pervenuta se non in maniera frammentata.




la storia del campidoglio è piena di conflitti, teatro delle più lunghe dispute del potere cittadino. è difatti il colle che domina il guado del tevere, unico punto facilmente attraversabile, vicino all'isola tiberina, per questo roma nacque qui.
si susseguono perciò in questo luogo le volontà di papi e re (come leone X che ci fece costruire un teatro con tutti i simboli medicei).
il topos capitolino si ripeterà anche nel cortile del belvedere del bramante (assialità come potere definitivo dell'ordine), in piazza di spagna, persino luigi XIV quando si fece costruire la sua statua la volle grande il doppio di quella del marco aurelio.

il "porre in gioco" di schelling sta proprio in questa episodicità dialogica, nella capacità di affermare il bello attraverso la critica (il progetto non michelangiolesco, la non assialità di piazza di spagna rispetto all'obelisco ed alla fontana del bernini....la bellezza è contenuta nella trasgressione geometrica).


il vittoriano, monumento a vittorio emanuele II


rappresenta l'esempio di come l'efficacia politica sia veramente tutto per la riuscita dell'operazione architettonica. questo progetto si caricherà di tutti i simboli del campidoglio e li ingigantirà, fornendoci un'anticipazione della pop art, la straniazione attraverso l'ingigantimento. questo ingigantimento (visto dall'alto mostra chiaramente di essere il doppio di piazza del campidoglio) fa sì, paradossalmente, che il monumento non sia mai percepito nella sua interezza, ma solo in modo frammentario, attraverso la visione marginale della visione di sguincio. curiosità: non è di travertino, ma di marmo di botticino, quello della patria di zanardelli, allora ministro degli interni.
zevi, benevolo e altri proposero il suo smantellamento e la sua ricostruzione direttamente all'EUR.

insomma....monumento presuntuoso e fuori scala, non ha però mai tolto valore al campidoglio.


sabato 28 aprile 2007

cos'è l'architettura

sono venuta a conoscenza di un nuovo modo di fare architettura. ormai comincio a pensare che questa parola conservi dentro di sè i più svariati significati, accomunati dall'obiettivo di generare spazi in grado di far sentire l'uomo protetto dal mondo.
l'etimologia della parola ci rivela la vastità di discipline che la completano ed ogni volta che la leggo scopro un pezzetto nuovo.
Vitruvio diede alla parola architettura uno dei significati più ampi che si siano mai letti "scienza che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte".
il nuovo modo di fare architettura lo hanno inventato un gruppo di architetti romani che si chiamano STALKER, dall'omonimo film del regista russo Tarkovskij, tratto a sua volta da un racconto dei fratelli Strugackij, che narra di un lento e profondo viaggio catartico compiuto all'interno della "Zona", dove le tre diverse concezioni della vita dei protagonisti si scontrano e si mettono in discussione.
Stalker è un gruppo di architetti romani nato nel 1995, sulla home page del sito internet si fa immediatamente riferimento al film "La Zona è forse un sistema molto complesso di insidie... non so cosa succede qui in assenza dell'uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi... la zona in ogni momento è proprio come l'abbiamo creata noi, come il nostro stato d'animo... ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi." (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)". si occupano di architettura in un senso molto ampio, contaminandola positivamente di sociologia, psicologia e... solidarietà.
a livello urbanistico i vuoti urbani della città, intesi come quelle zone in cui non c'è la regola e manca il controllo, vengono letti come un mare che si ramifica all'interno della città dentro la quale ci si può continuamente perdere senza mai incontrare la città costruita. andare alla deriva e perdersi in questi luoghi permette di studiarli e di tracciare quella che viene definita la mappa psicologica della città. i surrealisti furono i primi ad ammettere l'esistenza di una parte inconscia della città, ed è proprio da questa posizione che gli Stalker partono e si perdono nel mare urbano.
da tutto ciò escono progetti di grande valore sociale e di trasformazione urbana, senza che questa intacchi radicalmente l'anima dei luoghi. gli interventi sul corviale e su campo boario, a roma, sono esempi che difficilmente possono lasciare insoddisfatti.
si può fare architettura senza "costruire", materialmente parlando, nulla? l'arte del costruire intesa da vitruvio, può essere anche estesa al senso immateriale del termine?
guardando il lavoro di questi architetti una risposta negativa a mio avviso appare ipocrita.

mercoledì 25 aprile 2007

storia e architettura

questo è un dibattito che potrebbe durare anche tutta la vita.
il mio pensiero è molto chiaro su questo tema: la storia entra nel nostro progetto nella misura in cui ce la vogliamo fare entrare, ma inconsapevolmente siamo dotati di un bagaglio genetico di forme, immagini, stili che non possiamo dimenticare quando progettiamo, neanche se volessimo. è una questione genetica, abbiamo ereditato icone che si sono impresse come in una radiografia nel nostro immaginario.
qui si ferma la progettazione classica, quella fatta col carboncino ed il foglio ruvido.
oggi, invece, stiamo assistendo ad una fase di svolta, come accadde quando nacque lo stile internazionale, nuove forme e nuovi modi di progettare stanno nascendo, e pare che la vecchia signora (quella parte conservatrice della rappresentanza architettonica mondiale) non voglia considerarla architettura, anche quando questa viene costruita, vissuta e digerita, in modi e con meccanismi straordinari, da parte della gente. qui non credo ci siano forzati riferimenti storici da cercare, ma bisogna entrare nell'ottica che non è più la mano dell'architetto a progettare, ma la sua mente, in stretta collaborazione con il calcolatore.
oggi è lui il nuovo strumento dell'architetto, indietro non si può più tornare. da vent'anni ormai c'è stata una ricerca ferrea e miglioramenti incredibili volti all'elaborazione non solo di forme, ma anche di spazi con caratteristiche funzionali, strutturali e climatiche di altissimo livello. neanche la nostra mente è in grado di generarli; e tutto ciò avviene attraverso meccanismi che stanno cambiando fortemente i modi dell'architetto. questa sì, è una svolta. da non sottovalutare, ma studiare attentamente per imparare a conoscere il nostro futuro.

documentario

Ieri ho visto una documentario su Emanuela Orlandi.
strano caso quello...nessuno dovrebbe mai dubitare di avere il controllo della propria via, ma gli interessi internazionali, i giochi di potere e gli affari di coloro che stanno più in altro , forse ad un passo da dio, ci possono manovrare come pedine a loro piacimento entrando nella vita di una ragazza e mettendo fine alla sua esistenza. senza apparenti motivazioni.
oggi festeggiamo la nostra liberazione, ma da cosa? non siamo liberi proprio da nulla.

martedì 24 aprile 2007

permanente e divenire

l'uomo vuole affermare la propria forza affrontando il tempo perchè opporsi ad esso significa opporsi alla morte.

francesco venezia "la durezza della durata"

gli archetipi dell'architettura (alcuni) sono:
la torre di babele...l'uomo è corpo e linguaggio. il linguaggio è il modo di apprendere il mondo cercando un'intesa che consenta agli uomoni di abitare il mondo. dare nome alle cose le trasforma
il labirinto...la confusione, creando libertà, mette in difficoltà il dominio

bella forma

oggi ho recuperato del tempo per ragionare su alcuni temi che da giorni erano in attesa di essere presi in considerazione.
la bella forma dell'architettura può bastare ad un architetto in possesso di una dignità?
no, certo che no. però serve a guadagnare.
non ho fatto mai nulla del genere, non sono ancora in grado di progettare come vorrei. sento un senso di smarrimento perchè so che potrei fare di più, ed allora le letture si moltiplicano nella mia testa, perchè so che è lì la risposta, ma a 26 anni può esserci tanto smarrimento?
si, almeno spero. cavolo fa' che sia si.

oggi ho scoperto un nuovo architetto, grazie ai 2a+p.... si chiama Yona Friedman.
negli anni '60 già presentava le sue utopie al mondo, ma nessuno gli credette. oggi invece sta per essere rivalutato
http://www.yonafriedman.blogspot.com/