lunedì 11 giugno 2007

roma: architetture scomparse

uno dei luoghi del passato che ancora oggi è radicato nella memoria collettiva dei romani è sicuramente il porto di ripetta, conservato in parte sotto le acque del tevere perchè sostituito dai murazzi costruiti nel 1889 per evitare le frequenti inondazioni provocate dal fiume.


negli ultimi anni, con la costruzione del museo dell'ara pacis e con il concorso per la progettazione della piazza augusto imperatore, molti progettisti hanno pensato di riportare alla luce nei loro progetti questo autentico splendore barocco.


la storia del porto di ripetta inizia quando nel 1704 Clemente XI approvò la proposta per la creazione di un sistema di banchine, scalinate e piazzale superiore che prevedeva la sicurezza e la facilità di approdo di un porto unito alla bellezza ed alla gradevolezza di un monumento. la realizzazione venne affidata all'architetto Alessandro Specchi, che si avvalse della collaborazione di Carlo Fontana e ...di un terremoto, che avendo fatto crollare un'arcata del Colosseo, agevolò la realizzazione dell'impresa, fornendo un materiale pregiato come il travertino. la costruzione era caratterizzata da due ampie cordonate curve che, dalle banchine, salivano al livello stradale (dove si affacciavano l'oratorio di S.Gregorio dei Muratori e l'edificio della Dogana, detta la Doganella) e da un emiciclo nel cui mezzo c'era una fontana a scogliera sormontata da una stella (stemma araldico della famiglia Albani, cui il papa apparteneva), utile soprattutto per abbeverare gli animali da soma che qui arrivavano numerosi per le operazioni di trasporto delle mercanzie, ma alla quale in seguito venne aggiunta una lanterna in ferro battuto in modo da facilitare l'approdo notturno delle barche. ai lati dell'emiciclo furono collocate due colonne sulle quali, successivamente, vennero indicati i vari livelli delle inondazioni dal 1495 al 1750.


L'opera venne inaugurata il 16 agosto 1704.


"era un vero spettacolo: un fronte di banchine orlate di elegantissime rampe e scalinate che per oltre 150 metri da palazzo Borghese fiancheggiava il fiume sino all’altezza del Mausoleo di Augusto, incorniciando il fitto viavai che si snodava lungo la passeggiata di Ripetta, oggi infossata sotto i terrapieni dei Lungotevere" (http://www.architettiroma.it/archivio.aspx?id=3696)

i sondaggi, le ispezioni e le condizioni dell'attuale sito ove si collocava il porto antico sembrano essere totalmente inadatti al ripristino, anche in falso, del porto. infatti un tale progetto significherebbe demolire il ponte cavour, demolire il museo dell'ara pacis, ricostruire completamente il porto perchè rimangono pochissime rovine quasi irriconoscibili sotto il tevere, insomma...stravolgere completamente una parte di città, creando molti più danni di quelli provocati dal progetto dell'architetto americano. il porto di ripetta è affascinante forse anche per la sua breve vita, che ha dato vita ad una serie di ricordi intrisi di un passato difficilmente seppellibile, un gioiello mai dimenticato seppur fortemente contestato anche quando in uso, perchè quasi completamente abbandonato a se stesso. per questo motivo alla fine dell'800 nessuno si fece molti scrupoli nel pensare di demolirlo.

rimane certo una grandiosa opera architettonica e di scenario fluviale nella memoria. e nessuno riuscirà a demolirla.

domenica 27 maggio 2007

architettura strutturale nel modernismo italiano

strutture nascoste
la struttura dell'edificio quando ha cominciato a diventare importante oggetto compositivo assieme all'architettura?

l’ingegneria italiana ha attraversato un momento di ampio successo internazionale negli anni del boom economico e fino alla fine degli anni '60. ora purtroppo è passata ad una categoria di second'ordine, probabilmente per la mancanza di progettisti importanti…

gli anni in cui la struttura era ancora nascosta all'interno dell'architettura sono stati piuttosto lunghi (anni venti fino agli anni quaranta e cinquanta) e, se indagati, riportano alla luce prodezze ingegneristiche di alto valore.
alcuni esempi sono:

- la casa dell’automobile di enrico bacchetti (inserita nel tavolo degli orrori alla II mostra del MIAR): nasconde una scala elicoidale di rara purezza e precisione

-l' accademia di educazione fisica di enrico del debbio: l'ampio spazio circolare nasconde una struttura che permette di ottenere grandi luci, essa è costituita da ben otto travi vierendeel in cls che, racchiuse da un’unica trave di bordo permettono alla piastra del solaio di essere poggiata su elementi sottili dando spazio e luce all’atrio.



- il palazzo delle poste di ridolfi: il salone al pubblico presenta una luce di oltre 10 m la cui struttura di protende verso l'esterno dove c'è la sala per i portalettere. il primo piano non poggia direttamente sul pilastro sottostante ma è in falso permettendo così di dare luce all'atrio principale.

.
- la casa delle armi di luigi moretti: volte sottili, sperimentazione dell’ing. baroni

- la scuola di matematica di giò ponti: struttura funzionalista delle aule gradonate

- il palazzo della civiltà italiana di guerrini, lapadula e romano: costruzione autarchica tradizionale, commistione di due sistemi costruttivi, quello del cemento armato e quello della struttura muraria all’esterno. la struttura in cemento armato non essendo autarchica ovviamente non emerge, la sua funzione è quella di permettere le grandi luci degli ambienti interni e il sostegno delle volte e degli archi direttamente esposti in facciata.


.
il manifesto del MIAR nel 1928 mostra un pilastro in cemento armato come simbolo nella nuova architettura che stava per nascere, tardi rispetto al resto d’europa, in italia. questo diede ancor più motivi agli ingnegneri per sperimentare i loro studi e per dare vita ad opere di straordinaria bellezza.
questa carrellata di esempi ci fa capire in che modo la struttura stava diventando importante, con soluzioni all’avanguardia rispetto al resto d’europa e del mondo, seppur ancora nascosta dietro l’architettura degli edifici.

strutture visionarie

tutti i più grandi esponenti del futurismo italiano nelle loro architetture visionarie dimostrano come il cemento armato sia diventato materiale irrinunciabile per ottenere risultati nuovi e di grande impatto formale.

ricordiamo i disegni di sant’elia, marchi, aloisio, libera, fiorini, terragni.
in particolar modo il progetto che giuseppe terragni assieme all'ing. vietti (elaborarono in realtà due versioni, quella più ingneristica era probabilmente opera dell’ingegno di vietti) fece per il concorso del palazzo littorio a roma dimostra quanto fossero ormai divenute interessanti le scelte degli ingegneri progettisti. il palazzo era costituito di un grande muro appeso la cui texture ricalcava, mediante l’uso di inserti in acciaio, le fessurazioni di una trave in calcestruzzo sottoposta a sollecitazione flessionale.
creare ed esporre questa mappatura fu possibile solamente grazie alla tecnica della fotoelasticità, scoperta in quel periodo, che elaborava le immagini del comportamento materiale sottoposto alle sollecitazioni.



l’arco monumentale dell’E42 fu una delle molte opere che, subendo numerose modifiche sia di concezione che di progetto, finì per non essere costruita. il primo progetto fu elaborato dagli ingegneri cirella e covre, tutto in acciaio per una luce di 600 m. l'utilizzo dell'acciaio però non era ben visto perchè, non essendo autarchico, andava contro le ideologie che stavano alla base dell’esposizione, perciò il progetto successivo fu elaborato da nervi e libera per un arco tutto in cemento…senza ferro!! numerosi studi e prove portarono i due a rinunciare all'idea del solo cemento perché era impossibile costruire una struttura di quel calibro senza neanche un po’ di acciaio, perciò elaborarono un cemento debolmente armato per raggiungere una lunghezza pari almeno a 300 m.
cirella e covre, gelosi dell’idea dei loro rivali si presentarono con un altro progetto, tutto in alluminio (autarchico), della quale costruirono persino un modello in scala…ma arrivarono alla conclusione che neanche l’alluminio poteva reggere queste grandi luci, ed il progetto si ridusse al solo rivestimento in alluminio di una struttura reticolare interna completamente di acciaio! a mussolini quest'ultima versione piacque molto tanto da deliberarne subito la costruzione…ma poi la guerra prese il sopravvento e l’arco cadde nel dimenticatoio.

i grandi ingegneri italiani

il successo internazionale dell’ingegneria di quegli anni si deve a grandi personalità quali arturo danusso e gustavo colonnetti (allievo del celebre camillo guidi).
arturo danusso, matematico e docente del politecnico di torino fu ispiratore di altri personaggi noti quali pierluigi nervi, sergio musmeci, riccardo morandi. egli ammetteva la difficoltà intrinseca del calcolo delle strutture in cemento armato in quanto materiale complesso, neanche la teoria dell’elasticità poteva essere utile al suo calcolo. l’unico metodo che poteva permettere di ottenere risultati validi era l’uso del tradizionale modello fisico.
il primo passo da fare era intuire a grandi linee quale poteva essere la struttura in grado di funzionare, elaborarne in seguito il modello e modificarne le caratteristiche in base alle risposte che esso forniva.
senza il metodo che danusso insegnava ai suoi allievi, probabilmente non ci sarebbe stato lo stesso nervi che oggi noi tutti conosciamo. le sue autorimesse sono un insieme costruito di piccoli tasselli montati e saldati. una struttura impossibile da calcolare.

il secondo grande personaggio di questo periodo fu gustavo colonnetti, il padre della precompressione, docente anch'esso al politecnico di torino. i suoi allievi furono franco levi, silvano zorzi, riccardo morandi (che imparò tutti e due i metodi). la scoperta delle prime deformazioni plastiche del calcestruzzo furono per colonnetti assolutamente illuminanti. inoltre la teoria elastoplastica forniva ottime basi per il calcolo di queste strutture. divenne presidente del CNR dopo la liberazione dell’italia.
quando morandi elaborò il progetto per il ponte dell’autostrada di genova, utilizzò entrambi i metodi dei suoi maestri.
il successo dell’ingegneria italiana fu suggellato dalla mostra al moma di new york del 1964 in cui la maggiore nazione rappresentata, dopo quella statunitense, era proprio l’italia. furono esposte opere quali il palazzo del lavoro di nervi, il palavela di rigotti, l’autostrada del sole…
l’unico elemento ancora da innovare era sicuramente il cantiere, rimasto ai metodi ottocenteschi. nervi ad esempio costruiva tutte le sue opere con la propria impresa di soli 13 operai (il cantiere di santa maria del fiore fu più sofisticato).

struttur(e)alismi

italian style…opera degli ingegneri.
finalmente l’opera degli ingegneri inizia ad influenzare l’architettura. libera nel palazzo della regione a trento progetta un edificio la cui struttura è composta di un unico pezzo, tutta gettata in opera, dall’interno dell’edificio non la si coglie mai nella sua interezza ma in occasioni discontinue, scorgendone pezzi improvvisi all’interno degli spazi, quasi a voler sorprendere il visitatore.
nel progetto per la torre velasca di milano i BBPR hanno scelto di progettare una struttura interamente in cemento armato, nonostante gli oltre venticinque piani di edificio. la scelta fu presa per una questione economica, infatti l’acciaio sarebbe costato molto di più.



un rifiuto totale sia per l’acciaio che per la standardizzazione dei processi costruttivi di cantiere caratterizzò anche un altro celebre cantiere di quegli anni: il grattacielo pirelli di giò ponti. i piccoli cantieri artigiani hanno ancora la meglio persino per opere di queste dimensioni.
il progetto del pirellone coinvolge anche nervi che riesce a convincere ponti a realizzare il suo grattacielo con una mega struttura…che darà forma all’intero edificio.
quattro punte scatolari più quattro setti che lavorano a gravità, come una diga. i solai raggiungono così una luce di 24 m. il vento è assolutamente innocuo per una struttura così elegantemente aerodinamica (come il cassone dei ponti sospesi…)
nervi in questo progetto però si rassegna all’uso della precompressione, anche se in cantiere dimostra con una prova pratica che non sarebbe stato necessario perché, come diceva il suo maestro, il cemento armato ha riserve di energia che il calcolo non può scoprire.

il metodo danusso fu ovviamente utilizzato anche in questo progetto, il modello del grattacielo pirelli, costruito durante la progettazione anche con il maestro, occupava un'altezza di tre piani! grazie i due ingegneri scoprirono che i vincoli migliori ai piani bassi erano gli appoggi, ai piani alti gli incastri.

si crea una certa affinità in questi anni tra ingegneri e designer nella creazione dei pezzi unici, irripetibili. carattere singolare, tipico della situazione italiana. dopo il 1964 invece si da' origine al nulla. l’ingegneria italiana di alta qualità scompare.

da una conferenza di sergio poretti
da una conferenza di sergio poretti "architettura strutturale nel modernismo italiano"
strutture nascoste

quando ha cominciato la struttura di un edificio a diventare importante oggetto compositivo dell’architettura?
l’ingegneria italiana ha attraversato un momento di ampio successo negli anni del boom economico e fino all’inizio degli anni ’70. Ora invece è passata nettamente in secondo piano, probabilmente per mancanza di progettisti importanti…ma questo ancora non si può dire con certezza perché ci possono essere molteplici spiegazioni.
Gli anni della struttura nascosta sono stati piuttosto lunghi, e se indagati riportano alla luce prodezze ingegneristiche di alto valore.
Alcuni esempi sono:
- la casa dell’automobile di enrico bacchetti (inserita nel tavolo degli orrori alla II mostra del MIAR): nasconde una scala elicoidale di rara purezza e precisione
- accademia di educazione fisica di enrico del debbio: un ampio spazio comune è sostenuto da bel 8 travi Vierendeel in cls che, racchiuse da un’unica trave di bordo permettono alla piastra del solaio di essere poggiata su elementi sottili dando spazio e luce all’atrio.
Il manifesto del MIAR nel 1928 mostra un pilastro in cemento armato come simbolo nella nuova architettura che stava per nascere, tardi rispetto al resto d’europa, in italia.
- palazzo delle poste di ridolfi in piazza bologna a roma: il salone al pubblico presenta una luce di oltre 10 m e il primo piano poggia interamente su uno sbalzo.
Come
dimostrano questi esempi c’era una grossa ambiguità tra l’architettura muraria di quegli anni e la struttura all’avanguardia.
- casa delle armi di luigi moretti: volte sottili, sperimentazione dell’ing. Baroni
- scuola di matematica di giò ponti: struttura funzionalista delle aule gradonate
- palazzo della civiltà italiana: costruzione autarchica tradizionale, commistione di due sistemi costruttivi, quello del cemento armato e quello della struttura muraria all’esterno. La struttura in cemento armato ovviamente non emerge, perché la sua funzione è quella di permettere le grandi luci degli ambienti interni e il sostegno delle volte e degli archi direttamente esposti in facciata

questa carrellata di esempi per capire in che modo la struttura stava diventando importante, con soluzioni all’avanguardia rispetto al resto d’europa e del mondo, seppur nascosta dietro la l’architettura di questi edifici.


Strutture visionarie
tutti i più grandi esponenti del futurismo nelle loro architetture visionarie dimostrano come il cemento armato sia diventato materiale irrinunciabile per ottenere risultati nuovi e di grande impatto formale. ricordiamo i disegni di sant’elia, marchi, aloisio, libera, fiorini, terragni.
in particolar modo il progetto che terragni assieme a vietti (elaborarono in realtà due versioni, quella più ingneristica era probabilmente opera dell’ingegno di vietti) fece per il concorso del palazzo littorio a roma dimostra quanto fossero ormai divenute interessanti le scelte degli ingegneri progettisti. il palazzo era costituito di un grande muro appeso la cui texture ricalcava, mediante l’uso di inserti in acciaio, le fessurazioni di una trave in calcestruzzo sottoposta a sollecitazione flessionale. creare ed esporre questa mappatura fu possibile solamente grazie alla tecnica della fotoelasticità, scoperta in quel periodo, che elaborava le immagini del comportamento materiale sottoposto alle sollecitazioni.
L’arco monumentale dell’E42 fu una di quelle opere che subì numerose modifiche per poi non riuscire ad essere costruito.
Il primo progetto fu elaborato dagli ingegneri cirella e covre, tutto in acciaio per un arco di 600 m. ma utilizzare l’acciaio non era autarchico e andava contro le ideologie che stavano alla base dell’esposizione, perciò il progetto successivo fu elaborato da nervi e libera per un arco tutto in cemento…senza ferro!! numerosi studi e prove portarono i due a rinunciare al cemento puro perché era impossibile costruire una struttura di quel calibro senza neanche un po’ di acciaio perciò elaborarono un cemento debolmente armato per raggiungere una lunghezza pari almeno a 300 m.
cirella e covre, gelosi dell’idea dei loro rivali si presentarono con un altro progetto, tutto in alluminio (autarchico), della quale costruirono persino un modello in scala…ma arrivarono alla conclusione che neanche l’alluminio poteva reggere queste grandi luci, ed il progetto si ridusse al solo rivestimento in alluminio di una struttura reticolare interna completamente di acciaio! A mussolini piacque molto e ne deliberò la costruzione…ma poi la guerra prese il sopravvento e l’arco cadde nel dimenticatoio.

il successo internazionale dell’ingegneria di quegli anni si deve a grandi personalità quali arturo danusso e gustavo colonnetti (allievo del celebre camillo guidi).
arturo danusso, matematico e docente del politecnico di torino fu ispiratore di altri personaggi noti quali pierluigi nervi, sergio musmeci, riccardo morandi. egli ammetteva la difficoltà intrinseca del calcolo delle strutture in cemento armato in quanto materiale complesso, neanche la teoria dell’elasticità poteva essere utile. l’unico metodo che poteva permettere di ottenere risultati validi era l’uso del tradizionale modello fisico.
il primo passo da fare era intuire a grandi linee quale poteva essere la struttura in grado di funzionare, elaborarne in seguito il modello e modificarne alcune caratteristiche in base alle risposte che esso forniva.
senza il metodo che danusso insegnava ai suoi allievi, probabilmente non ci sarebbe stato lo stesso nervi che oggi noi tutti conosciamo. le sue autorimesse sono un insieme costruito di piccoli tasselli montati e saldati. una struttura impossibile da calcolare.

il secondo grande personaggio di questo periodo fu gustavo colonnetti, il padre della precompressione. I suoi allievi furono franco levi, silvano zorzi, riccardo morandi (che imparò tutti e due i metodi). La scoperta delle prime deformazioni plastiche del calcestruzzo furono per colonnetti assolutamente illuminanti. Inoltre la teoria elastoplastica forniva ottime basi per il calcolo di queste strutture. Divenne presidente del CNR dopo la liberazione dell’italia.
Morandi: ponte dell’autostrada di Genova, per progettarlo utilizzò entrambi i metodi dei suoi due maestri.
Il successo dell’ingegneria italiana fu suggellato dalla mostra al moma di new york del 1964 in cui la maggiore nazione rappresentata, dopo quella statunitense, era proprio l’italia. Vi esposero opere quali il palazzo del lavoro di nervu, il palavela di rigotti, l’autostrada del sole…
L’unico elemento ancora da innovare era sicuramente il cantiere, rimasto ai metodi ottocenteschi. Nervi costruiva tutte le sue opere con la propria impresa di soli 13 operai (il cantiere di santa maria del fiore fu più sofisticato).

struttur(e)alismi
italian style…opera degli ingegneri.
finalmente l’opera degli ingegneri inizia ad influenzare l’architettura. Libera nel palazzo della regione a trento progetta un edificio la cui struttura è composta di un unico pezzo, tutta gettata in opera ma all’interno dell’edificio non la si coglie mai nella sua interezza ma in occasioni discontinue perché scorgendone dei pezzi improvvisi all’interno degli spazi, quasi a voler sorprendere il visitatore.
Nel progetto per la torre velasca di milano i BBPR hanno scelto di progettare una struttura interamente in cemento armato, nonostante gli oltre venti piani di edificio. Questo per una questione di costi, infatti l’acciaio sarebbe costato molto di più. Questo accadde anche per il progetto del pirellone: un rifiuto totale sia per l’acciaio che per la standardizzazione ed i processi costruttivi di cantiere. I piccoli cantieri artigianali hanno ancora la meglio persino per opere di queste dimensioni.
Il progetto del palazzo pirelli coinvolge anche nervi che convince ponti a realizzare il suo grattacielo con una mega struttura…che dà forma all’intero edificio.
Quattro punte scatolari più quattro setti che lavorano a gravità, come una diga. I solai hanno una luce di 24 m. il vento è assolutamente innocuo per questo tipo di struttura, aerodinamica (come il cassone dei ponti sospesi…)
Nervi in questo progetto però si rassegna all’uso della precompressione, anche se in cantiere dimostra che non sarebbe stato necessario perché come diceva il suo maestro “il cemento armato ha riserve di energia che il calcolo non può scoprire”
Con danusso elaborano un modello alto tre piani scoprendo che i vincoli migliori ai piano bassi erano gli appoggi, ai piani alti gli incastri.

Si crea una certa affinità tra ingegneri e designer nella creazione dei pezzi unici, irripetibili. Carattere singolare, tipico della situazione italiana. Dopo il 1964 il nulla. l’ingegneria italiana di alta qualità scompare.

sabato 26 maggio 2007

i ponti sospesi ed il caso messina


golden gate bridge, 1937, 2,71km lunghezza, 1282m campata principale, diametro cavi 91cm

l'ordine costruttivo di un ponte strallato è il seguente:

- piloni: funzionano per gravità, sono oggetti massivi che portano reggono il tiro dei cavi

- cavi: danno resistenza e rigidezza all'opera fornendo tensione

- pendini: sostengono l'impalcato del ponte

- impalcato o cassone: ha poco effetto sul comportamento strutturale d'insieme, ma si rivela fondamentale la sua conformazione geometrica (vedi il crollo del tacoma bridge, 7 novembre 1940).


il nemico più pericoloso dei ponti, in particolare di quelli strallati, è il vento. questo può fare andare in risonanza l'intera struttura perchè sollecita le due file di cavi allo stesso modo, facendo combaciare quasi perfettamente la loro frequenza di movimento.
il rimedio riguarda sostanzialmente la progettazione dell'impalcato ed il suo comportamento dovuto all'azione del vento.
le prime soluzioni si sono dirette verso la progettazione di un grande impalcato, reticolare, rigido e che collabora con il cavi, rendendone diverse le frequenze. i grossi limiti di questa soluzione sono l'eccessivo peso della struttura (1,5 t/mq), con un conseguente aumento dei costi e della superficie esposta al vento.

un impalcato rigido e poco costoso l'ha inventato il dott. william c. brown (digitando questo nome su internet appaiono i più disdicevoli e viscidi articoli sul ponte di messina, che colpevolizzano e soprattutto giudicano la scelta di questo ingegnere solo dalle apparenze, senza sapere cosa è stato capace di apportare al progetto del ponte di messina). si tratta di un elemento molto aerodinamico, un cassone a lastra ortotropa che è può essere utilizzato per luci non superiori a 1,5 km, superati i quali non garantisce più la stabilità aerodinamica.
queste luci però sono state superate ben presto dopo la sua invenzione, perciò si è ritornati al punto di partenza, senza saper come affrontare il problema.
il great belt east, in danimarca, è stato il risultato della prima soluzione del problema. costruito nel 1998 ha raggiunto la luce di 1624 m!
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great belt east bridge, fase di ancoraggio dell'impalcato, ben visibile la sezione alta 4,5m
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la soluzione è stata quella di riprendere il cassone di brown e alzarlo fino a raggiungere i 4,5 m di altezza. soluzione piuttosto discutibile se si pensa quali furono le innovazioni portate da questo nuovo elemento: dimezzare pesi, costi ed impatto dell'azione del vento.
infatti tale soluzione non verrà ripresa nei progetti successivi di ponti sospesi, in quanto poco conveniente e funzionale.


great belt east bridge, 1998, 6,8km lunghezza, 1624m campata principale, diametro cavi 82cm
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ma il great belt east non detiene il primato della campata più lunga al mondo, perchè lo ha superato nello stesso anno, 1998, l'akashi kaikyo, raggiungendo 1991 m di luce.


akashi kaikyo bridge, 1998, 3,8km lunghezza, 1991m campata principale, diametro cavi 110cm
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bisogna ricordare che la progettazione di queste strutture può durare anche decenni, infatti l'akashi fu progettato negli anni '80 con una concezione strutturale di fine anni '70, ossia con la cultura strutturale in ritardo di venti anni rispetto all'effettiva costruzione. in questo progetto il cassone di brown non poteva farcela, neanche con l'aumento dell'altezza, perciò si ritorna indietro, ossia alla trave reticolare, quella che aveva anche il golden gate bridge (1937). l'altezza della trave raggiunse i 14m di altezza (!!!!!). tutto questo provocò un ingigantimento di tutti gli
elementi del ponte compresi i cavi che raggiunsero un diametro pari a 110cm!!!

nel 1992 si cominciò ad elaborare il progetto del ponte sullo stretto di messina. un progetto estremamente complesso sia per la luce elevata da superare, 3.666 m, sia per le condizioni geologiche del terreno su cui andare a fondare (profondità massima 200m, zona sismica, faglie attive).
si pensò anche alla costruzione di un tunnel, come nella manica, però come già detto le condizioni naturalistiche, geologiche e tecniche del luogo non lo potevano permettere: i treni, solamente per superare la profondità a cui si sarebbe potuto costruire, avrebbero dovuto fare due giri di spirale per raggiungere la quota tunnel.
perciò, visto che non esisteva, e non esiste tutt'oggi, una tecnologia efficace per fondare in condizioni così sfavorevoli, l'unica soluzione rimane un ponte campata unica.
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ponte sullo stretto di messina, 201?, 3,6km lunghezza, 3300m campata principale, diametro cavi 120cm
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il cassone di brown, grazie a lui stesso, che collabora con i numerosi altri ingegneri impegnati in questo progetto, diventa qui un multicassone, composto di 3 elementi, 2 che sopportano le corsie veicolari, 1 che ospita i binari del treno. le sue dimensioni raggiungono i 61m di larghezza per 4,68 m di altezza. il cassone è stato aerodinamicamente progettato in modo da convogliare il vento da una parte all'altra del ponte senza sollecitarne gravemente l'equilibrio, infatti sono stati progettati dei fori all'interno di questi tre elementi proprio per assolvere questa funzione. dividere la struttura dell'impalcato in tre elementi distinti, per poi assemblarli nella stessa sezione, non compromettendone l'autonomia, ha permesso un notevole risparmio di materiale e un positivo alleggerimento della struttura nel suo complesso.
i cavi del ponte raggiungeranno un diametro di 1,20 m, non dimentichiamo che si tratta di oltre 3,5 km di luce.
questa grande innovazione ha già fatto il giro del mondo tanto che il cassone che brown ha ideato per quest'opera è stato ormai soprannominato "cassone messina" e sarà inaugurato nel 2008 per un ponte statunitense.
da una conferenza dell'ing. fabio brancaleoni

domenica 6 maggio 2007

lo sventramento del duomo di pozzuoli


il concorso del duomo di pozzuoli è solo l'ultimo capitolo di una storia veramente affascinante, ma anche un po' triste, della trasformazione di un edificio storico.
il duomo di pozzuoli era una chiesa secentesca, di media entità, diventata cattedrale della città. al suo interno vi erano numerose decorazioni, alcune anche molto raffinate, ricche nelle intarsiature, nella scelta dei materiali, nella cura del dettaglio, come voleva la migliore tradizione barocca. si sapeva un po' frammentariamente che al suo interno era "nascosto" un tempio romano, ma nessuno ne concosceva bene la storia.
un incendio alla copertura della chiesa, negli anni sessanta, riportò alla luce alcune tracce dell'antico reperto, si decise così di non ricostruire immediatamente la cattedrale, ma di aprire uno scavo archeologico per riuscire ad studiare accuratamente le tracce della presenza romana. fu in questo lungo periodo che la cattedrale scomparve completamente, tutte le decorazioni, i marmi, le pietre, gli ori furono abilmente ed impunemente trafugati, non lasciando alcuna traccia di sè e della chiesa preesistente.
gli scavi archeologici dimostrarono che il tempio effettivamente esisteva, ed era letteralmente murato nella chiesa: erano state costruite le cappelle negli intercolumni, mozzate alcune colonne, impostati gli archi sulla struttura romana...insomma, fu completamente snaturato.
la campagna di scavi ha riportato alla luce tutto quello che era rimasto del tempio, rivelando con quanta leggerezza gli architetti del passato si erano liberati della questione.
tre anni fa fu indetto un concorso internazionale di progettazione per il restauro ed il rifacimento della nuova cattedrale, con l'obiettivo del mantenimento del tempio romano e nello stesso tempo della costruzione di una cattedrale degna di chiamarsi tale.
questo pose un mare di problemi ai progettisti, che si trovarono di fronte a preesistenze barocche e romane da contenere in un ulteriore terzo elemento contemporaneo. un progetto affascinante e visibilmente problematico, documentato quasi completamente dal sito del concorso http://www.acmaweb.com/CONCORSO-POZZUOLI
interessante è stato capire ed osservare come noti studi di architettura, italiani ed internazionali, si siano misurati con un tema progettuale piuttosto contorto.
vincitore del concorso, meritatamente o no questo si vedrà purtroppo dopo i lavori, oltretutto ancora fermi, marco dezzi bardeschi.

domenica 29 aprile 2007

topos capitolino

Kant: "porre in forma"
nella piazza del campidoglio il tabularium è sempre stato un elemento di certezza all'interno del foro, così come il monumento a vittorio emanuele si pone come fondale indiscutibile di piazza venezia, privo di incertezze e di frammentazioni.

Schelling: "porre in gioco"
in realtà...non è sempre tutto certo.
il topos capitolino è sempre stato attribuito al michelangelo, quando questi invece non lo pensò mai così nella sua testa, opponendocisi fino alla morte.
le sole cose certe che voleva fossero parte di questo progetto erano la scalinata a doppia rampa del tabularium ed il basamento della statua del marco aurelio (che oltretutto non avrebbe mai messo in questa piazza e men che meno al centro).
ma siamo nel periodo della controriforma ed il progetto di michelangelo doveva diventare il modello di tutte le piazze che sarebbero state progettate in seguito, falsando completamente la sua idea originaria, che mai ci è pervenuta se non in maniera frammentata.




la storia del campidoglio è piena di conflitti, teatro delle più lunghe dispute del potere cittadino. è difatti il colle che domina il guado del tevere, unico punto facilmente attraversabile, vicino all'isola tiberina, per questo roma nacque qui.
si susseguono perciò in questo luogo le volontà di papi e re (come leone X che ci fece costruire un teatro con tutti i simboli medicei).
il topos capitolino si ripeterà anche nel cortile del belvedere del bramante (assialità come potere definitivo dell'ordine), in piazza di spagna, persino luigi XIV quando si fece costruire la sua statua la volle grande il doppio di quella del marco aurelio.

il "porre in gioco" di schelling sta proprio in questa episodicità dialogica, nella capacità di affermare il bello attraverso la critica (il progetto non michelangiolesco, la non assialità di piazza di spagna rispetto all'obelisco ed alla fontana del bernini....la bellezza è contenuta nella trasgressione geometrica).


il vittoriano, monumento a vittorio emanuele II


rappresenta l'esempio di come l'efficacia politica sia veramente tutto per la riuscita dell'operazione architettonica. questo progetto si caricherà di tutti i simboli del campidoglio e li ingigantirà, fornendoci un'anticipazione della pop art, la straniazione attraverso l'ingigantimento. questo ingigantimento (visto dall'alto mostra chiaramente di essere il doppio di piazza del campidoglio) fa sì, paradossalmente, che il monumento non sia mai percepito nella sua interezza, ma solo in modo frammentario, attraverso la visione marginale della visione di sguincio. curiosità: non è di travertino, ma di marmo di botticino, quello della patria di zanardelli, allora ministro degli interni.
zevi, benevolo e altri proposero il suo smantellamento e la sua ricostruzione direttamente all'EUR.

insomma....monumento presuntuoso e fuori scala, non ha però mai tolto valore al campidoglio.


sabato 28 aprile 2007

cos'è l'architettura

sono venuta a conoscenza di un nuovo modo di fare architettura. ormai comincio a pensare che questa parola conservi dentro di sè i più svariati significati, accomunati dall'obiettivo di generare spazi in grado di far sentire l'uomo protetto dal mondo.
l'etimologia della parola ci rivela la vastità di discipline che la completano ed ogni volta che la leggo scopro un pezzetto nuovo.
Vitruvio diede alla parola architettura uno dei significati più ampi che si siano mai letti "scienza che è adornata di molte cognizioni, e colla quale si regolano tutti i lavori, che si fanno in ogni arte".
il nuovo modo di fare architettura lo hanno inventato un gruppo di architetti romani che si chiamano STALKER, dall'omonimo film del regista russo Tarkovskij, tratto a sua volta da un racconto dei fratelli Strugackij, che narra di un lento e profondo viaggio catartico compiuto all'interno della "Zona", dove le tre diverse concezioni della vita dei protagonisti si scontrano e si mettono in discussione.
Stalker è un gruppo di architetti romani nato nel 1995, sulla home page del sito internet si fa immediatamente riferimento al film "La Zona è forse un sistema molto complesso di insidie... non so cosa succede qui in assenza dell'uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi... la zona in ogni momento è proprio come l'abbiamo creata noi, come il nostro stato d'animo... ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi." (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)". si occupano di architettura in un senso molto ampio, contaminandola positivamente di sociologia, psicologia e... solidarietà.
a livello urbanistico i vuoti urbani della città, intesi come quelle zone in cui non c'è la regola e manca il controllo, vengono letti come un mare che si ramifica all'interno della città dentro la quale ci si può continuamente perdere senza mai incontrare la città costruita. andare alla deriva e perdersi in questi luoghi permette di studiarli e di tracciare quella che viene definita la mappa psicologica della città. i surrealisti furono i primi ad ammettere l'esistenza di una parte inconscia della città, ed è proprio da questa posizione che gli Stalker partono e si perdono nel mare urbano.
da tutto ciò escono progetti di grande valore sociale e di trasformazione urbana, senza che questa intacchi radicalmente l'anima dei luoghi. gli interventi sul corviale e su campo boario, a roma, sono esempi che difficilmente possono lasciare insoddisfatti.
si può fare architettura senza "costruire", materialmente parlando, nulla? l'arte del costruire intesa da vitruvio, può essere anche estesa al senso immateriale del termine?
guardando il lavoro di questi architetti una risposta negativa a mio avviso appare ipocrita.

mercoledì 25 aprile 2007

storia e architettura

questo è un dibattito che potrebbe durare anche tutta la vita.
il mio pensiero è molto chiaro su questo tema: la storia entra nel nostro progetto nella misura in cui ce la vogliamo fare entrare, ma inconsapevolmente siamo dotati di un bagaglio genetico di forme, immagini, stili che non possiamo dimenticare quando progettiamo, neanche se volessimo. è una questione genetica, abbiamo ereditato icone che si sono impresse come in una radiografia nel nostro immaginario.
qui si ferma la progettazione classica, quella fatta col carboncino ed il foglio ruvido.
oggi, invece, stiamo assistendo ad una fase di svolta, come accadde quando nacque lo stile internazionale, nuove forme e nuovi modi di progettare stanno nascendo, e pare che la vecchia signora (quella parte conservatrice della rappresentanza architettonica mondiale) non voglia considerarla architettura, anche quando questa viene costruita, vissuta e digerita, in modi e con meccanismi straordinari, da parte della gente. qui non credo ci siano forzati riferimenti storici da cercare, ma bisogna entrare nell'ottica che non è più la mano dell'architetto a progettare, ma la sua mente, in stretta collaborazione con il calcolatore.
oggi è lui il nuovo strumento dell'architetto, indietro non si può più tornare. da vent'anni ormai c'è stata una ricerca ferrea e miglioramenti incredibili volti all'elaborazione non solo di forme, ma anche di spazi con caratteristiche funzionali, strutturali e climatiche di altissimo livello. neanche la nostra mente è in grado di generarli; e tutto ciò avviene attraverso meccanismi che stanno cambiando fortemente i modi dell'architetto. questa sì, è una svolta. da non sottovalutare, ma studiare attentamente per imparare a conoscere il nostro futuro.

documentario

Ieri ho visto una documentario su Emanuela Orlandi.
strano caso quello...nessuno dovrebbe mai dubitare di avere il controllo della propria via, ma gli interessi internazionali, i giochi di potere e gli affari di coloro che stanno più in altro , forse ad un passo da dio, ci possono manovrare come pedine a loro piacimento entrando nella vita di una ragazza e mettendo fine alla sua esistenza. senza apparenti motivazioni.
oggi festeggiamo la nostra liberazione, ma da cosa? non siamo liberi proprio da nulla.

martedì 24 aprile 2007

permanente e divenire

l'uomo vuole affermare la propria forza affrontando il tempo perchè opporsi ad esso significa opporsi alla morte.

francesco venezia "la durezza della durata"

gli archetipi dell'architettura (alcuni) sono:
la torre di babele...l'uomo è corpo e linguaggio. il linguaggio è il modo di apprendere il mondo cercando un'intesa che consenta agli uomoni di abitare il mondo. dare nome alle cose le trasforma
il labirinto...la confusione, creando libertà, mette in difficoltà il dominio

bella forma

oggi ho recuperato del tempo per ragionare su alcuni temi che da giorni erano in attesa di essere presi in considerazione.
la bella forma dell'architettura può bastare ad un architetto in possesso di una dignità?
no, certo che no. però serve a guadagnare.
non ho fatto mai nulla del genere, non sono ancora in grado di progettare come vorrei. sento un senso di smarrimento perchè so che potrei fare di più, ed allora le letture si moltiplicano nella mia testa, perchè so che è lì la risposta, ma a 26 anni può esserci tanto smarrimento?
si, almeno spero. cavolo fa' che sia si.

oggi ho scoperto un nuovo architetto, grazie ai 2a+p.... si chiama Yona Friedman.
negli anni '60 già presentava le sue utopie al mondo, ma nessuno gli credette. oggi invece sta per essere rivalutato
http://www.yonafriedman.blogspot.com/